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Morgongiori e Turri festeggiano una nuova centenaria


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Paese

Dati Generali
Il paese di Morgongiori
È un paese di poco meno di 900 abitanti, nella provincia di Oristano e nella subregione della Marmilla. Il comune di Morgongiori possiede gran parte del territorio del Monte Arci sul quale sorge il centro abitato, ad un’altezza di 351 m. s.l.m.. Il paese è circondato da pareti rocciose fra le quali emerge la scultura naturale, di “Conca Mraxi?. La scultura è chiamata dalle persone del luogo “Testa del Guerriero?. In questo territorio ricco di bellezze naturali: boschi, querce secolari, elci etc., sono molte le testimonianze di un antico passato, sono diversi, infatti, i siti archeologici di origine preistorica, nei quali sono stai rinvenuti oggetti realizzati in ossidiana, di cui il Monte di origine vulcanica è ricchissimo.
Il territorio di Morgongiori
Altitudine: 82/812 m
Superficie: 45,28 Kmq
Popolazione: 892
Maschi: 465 - Femmine: 427
Numero di famiglie: 333
Densità di abitanti: 19,70 per Kmq
Farmacia: via Vitt. Emanuele III, 34 - tel. 0783 932056
Guardia medica: (Ales) tel. 0783 9111340
Carabinieri: via Vitt. Emanuele III, 20 - tel. 0783 928002
Polizia municipale: via Rinascita - tel. 0783 932112

Storia

MORGONGIORI, villaggio della Sardegna nella provincia di Busachi, già compreso in Parte-Montis, distretto dell’antico regno di Arborea, ed ora nel mandamento d’Ales della prefettura di Oristano.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39° 45' e nella longitudine occidentale del meridiano di Cagliari 0° 21' 30''.

Vedesi questo paese nell’estremo ripiano del monte Arci (a levante) sopra la valle usellese, coperto a’ venti di ponente e libeccio, esposto agli altri, dove però nell’inverno sentesi gran freddo se spiri la tramontana e il greco, nell’estate una temperatura non molto forte, e in ogni stagione per ragion de’ venti ora miti ora violenti, ora glaciali, ora tepidi una frequente pericolosa variabilità. Le pioggie che sogliono cominciare nel settembre, cadono più frequenti negli altri mesi sino all’aprile, e si alternano con le nevi nella stagione invernale. Le procelle raccolte sulle vicine montagne sono spesso causa di danno con la grandine, e talvolta con i fulmini. La umidità dalle acque che scorrono per entro l’abitato sì di inverno come di estate è sentita sovente, e talvolta veduta in quella nebbia che ingombra il suolo, e può nuocere a’ seminati ed a’ fruttiferi. L’aria potrebbe esser più pura se meglio si curasse la pulizia nelle vie e ne’ cortili.

Territorio. È un paese montuoso, sebbene in gran parte piano. Dalla massa del monte Arci nella pendice di levante cominciava uno de’ grandi terrazzi della terra sarda, del quale era già una parte considerevole il pianoro che dicono Sa Giara o Jara, parti minori i colli più eminenti ne’ territorii di Mògoro, Gonnos-codina, Forru ecc., i quali non crollavano quando si sprofondarono le altre parti a formar la gran valle sunnominata. La lunghezza dell’altipiano dell’Arci da sopra Villa-Urbana a sopra Siris non è meno di miglia 9. La larghezza qua di circa 4, là di assai meno. La superficie è in alcuni luoghi profondamente solcata, e non sempre allo stesso livello, come può ben supporsi.

Entro il Morgongiorese a miglia 2 1/2 dal paese ed a maestrale è la più alta punta del Trebini, che fu stimata superiore al livello del mare di metri 838, 22, dalla quale stendesi intorno un vasto orizzonte con scene di gran maraviglia e delizia, principalmente sulle terre ed acque dell’Arborea, e sul mare in là del porto. Forse, se si eccettui quello di Cagliari, nessun altro panorama della Sardegna (che ne ha molti, che sono un incantesimo) è di altrettanta vaghezza e ampiezza. Da dove questa eminenza comincia a sorgere sopra il pianoro, dalla regione che dicono Cabuaquas, sino alla cima vuolsi per lo meno una mezz’ora. Le altre eminenze da essere nominate sono Mason-e-Perdu, Su Canthareddu, e Su Maurreddu. Non sono carreggiabili che in alcuni punti e tratti, e però il legname che vi si taglia deve esportarsi con certa specie di traini (su tragu).

Il detto pianoro di Morgongiòri nella sua estremità di levante si abbassa in alcuni luoghi quasi a picco una profondità da 20 a 25 metri, e in qualche punto anche più, come in quelle parti, che sono dette Ziumeschinu, Runcu de Pillonis, Su corongiu dess’aria ecc.

Non pertanto qua e là sono siti dove si può salire, e che però diconsi scale.

Tra le molte fonti di questo territorio quattro sono più notevoli, la Fontana-bella in sull’estremità del paese a ponente, la quale serve al popolo per i bisogni domestici, e ad alcuni ortolani per le loro coltivazioni; la Fontana-maggiore, il cui rivolo inaffia altri orti; la Fontana-costa, che forma un altro ruscello; e la Fontana cannedu, che scorre però con minor copia di acque. Come la prima così le altre vengono dalla regione di ponente, da’ ricettacoli delle vicine eminenze, e avvallandosi entrano nel fiume usellese. La bontà di queste acque è molto stimata; da molti sono credute medicinali, e aver grandemente giovato a’ febbricitanti per intemperie o malaria.

Gli alberi ghiandiferi nel Morgongiorese sono poco frequenti, e pare siano periti per antichi incendii. I salti sono ingombri di piante piccole, tra le quali dominano gli ulivastri, i corbezzoli, i cistii, i lentischi ecc.

Nel selvaggiume sono rari i cervi, pochi i daini, numerosissimi i cinghiali, le volpi, i conigli, non però le lepri. Tra gli uccelli occorrono a’ cacciatori molto frequenti le pernici.

Popolazione. Nel 1839 erano in Morgongiori anime 811, e si distinguevano in maggiori di anni 20, maschi 265, femmine 311, e minori, maschi 111, femmine 124, che si comprendevano in famiglie 225.

Professioni. Sono applicati all’agricoltura uomini 200, alla pastorizia 60, a’ mestieri 12, al negozio 10. Quindi sono a notare preti 4, flebotomi 2, levatrici 2 e notai 3.

Questi paesani hanno nel carattere qualche parte de’ montanari, e qualche parte de’ campidanesi. Sono però piuttosto buona gente, e se fossero più diligenti nella fatica sarebbero più agiati, e meno patirebbero da’ furti. Le famiglie possidenti possono sommare a 186, ma son poche che vivano agiatamente.

Le donne massare, come sono dette, si esercitano nella tessitura, e sono nel paese circa 200 telai, ne’ quali più spesso si opera sul lino, che sulla lana.

Nella scuola primaria concorrono non più di otto fanciulli, a’ quali poichè siasi mostrato a leggere e a scrivere, si comincia a spiegare la grammatica latina invece degli altri temi che furono prescritti. Quelli che nel paese sappiano leggere e scrivere non sono forse più di 30.

Agricoltura. Il terreno è molto men benigno, che nella sottoposta valle usellese; per il qual natural difetto, e la ignoranza, dirò, delle principali massime agrarie, avviene che abbiano poco frutto e tenuissimo lucro. Con maggior istruzione e diligenza sarebbe ben altrimenti.

Si semina ordinariamente starelli di grano 600, d’orzo 60, di fave 80, di legumi 10, di lino 50. I prodotti sono al 7 pel grano, al 10 per l’orzo, all’8 per le fave, a 12 per i legumi. Di lino se ne raccoglie circa 6 mila manipoli.

Negli orti si coltivano cipolle, cavoli, pomi d’oro, zucche, quanto però basta per poche famiglie.

Il suolo sarebbe ottimo a’ fruttiferi, idoneo ai castagni, a’ noci, a’ meli, e ad altre specie; non pertanto si lascia inerte al rovo e a consimili piante poco utili, e appena si possono numerare 700 individui tra pomi, peri, ficaje, susini, peschi, noci. Mentre abbondano gli olivastri nessuno attese a innestarli, e chi non può comprar olio d’olivo deve servirsi di quello che traesi dalle coccole del lentisco. Se qualche uomo di senno illuminasse e ajutasse quei coloni forse non sarebbero indocili.

Pretendono i morgongioresi, che il clima non sia favorevole alle viti, e credo veramente sia tale nel luogo, dove han voluto coltivarle. Se fossero stati i loro maggiori più accorti e avessero cercato siti favorevoli li avrebbero trovati. Non so quando sia che si persuadano che le specie vogliono esser coltivate in quei terreni che rispondano alle particolari nature, non dove paja loro.

La varietà più comune è il nuragus, meno frequenti quelle che dicono retallau, ramasciu, moscatello, cannonau, apersorgia ecc. I grappoli non maturano bene, e per gli acerbi sughi, e per li mali metodi il vino non è più potabile quando riscaldasi la stagione. In questo timore si affrettano a consumarlo nell’inverno e primavera, provvedendosi da altri paesi per le susseguenti stagioni quelli che possono. Una piccola parte bruciasi ad acquavite. In totale la vendemmia suol dare circa 2 mila cariche.

Dopo i predi vignati sono a indicare le tanche, le quali complessivamente occuperanno un’area di circa 300 starelli, e sono destinate esclusivamente (con poche eccezioni) al pascolo de’ buoi, a’ quali, siccome è assai tenue la quantità della paglia che raccoglie-si dalle aje, accade di patir d’inedia nelle grandi nevate, e spesso di morire. In queste tanche sono elci e quercie e altre specie, ma sempre le più parti del suolo sono ingombre da’ rovi, e da altre piante spinose.

Pastorizia. I salti di Morgongiori producono ottimi pascoli per le capre e le vacche, e se le pioggie non manchino copiosi a un numero di capi molto maggior che sia l’attuale. Nelle invernate rigide i pecorai discendono a’ pascoli promiscui della valle, o vanno ne’ salti di Marrubio e d’Oristano.

Nell’anno sunnotato aveansi buoi 166, vacche manalite 30, majali 40, giumenti 100, cavalli 25, vacche rudi 335, capre 750, pecore 1100, porci 1000, cavalli 400.

Il lattificio si pratica così che i formaggi sono poco pregiati, e devonsi dare a piccol prezzo a’ negozianti di Oristano. Le vacche non danno altro prodotto che i feti, perchè non si mungono, e non si mungono per timore di perder i feti per mancanza di nutrimento.

Ne’ salti i pastori di vacche e di capre formansi capanne temporarie solo per ripararsi dalle inclemenze atmosferiche, e non mai vi chiamano la famiglia.

Commercio. Per gli articoli d’agricoltura e quelli della pastorizia, che si possono vendere, forse non si lucra da’ Morgongioresi più di lire nuove 15 mila. Alla qual somma aggiungasi poco dal prezzo del carbone e del legname venduto ai campidanesi per aratri ed altri utensili.

Le vie da questo ai paesi circonvicini essendo difficilissime e non carreggiabili, conviene trasportar i frutti sul dorso di giumenti; e questa difficoltà pe’ commerci fomentando la pigrizia, avviene che i neghittosi non possono uscire dalla miseria.

Religione. Questo comune è compreso nella giurisdizione del vescovo d’Uselli.

La chiesa parrocchiale edificata sopra un’eminenza, e sovrastante a tutto il paese, ha suo titolare l’arcangelo san Michele, e si governa da un parroco, che si qualifica vicario, ed è assistito da tre altri preti. Il disegno è piuttosto buono, ma la costruzione difetto-sa sì, che minaccia di rovinare, e rovinerà se non si procurino mezzi per le necessarie riparazioni. Mancano alcune cappelle, le altre non sono quali dovrebbero essere, e il forestiere che vi entra è tentato a credere quel che non è, che il popolo sia poco religioso, perchè non sa vedere la vera causa di quelle condizioni.

Egli è quasi in tutte le chiese de’ paesi della Sardegna che le donne restano separate dagli uomini nella chiesa, adunandosi quelle nel corpo della chiesa, mentre questi si dispongono intorno nelle cappelle, e presso il vestibolo: tuttavolta in Morgongiori questa disciplina è anche più rigorosa, e le donne hanno da entrare e da uscire dalla porta laterale, e non mai dalla maggiore, dalla quale entrano ed escono gli uomini.

L’unica festa popolare è per s. Maria Maddalena, che però non è onorata da nessun spettacolo, nè da molti ospiti. Ballasi e nulla più.

Non si è ancora formato il camposanto, ed i cadaveri sono seppelliti in un campicello attiguo alla parrocchia, e fuori dell’abitato. Il levante sparge dentro l’abitato le morbose esalazioni che erompono dalle fosse superficiali.

In sulla falda del monte Arci, e in distanza di ore 2 1/2 dal paese è un’antica chiesa dedicata a s. Suina vergine e martire sarda, dove fu già una popolazione. La tradizione dice che ne’ tempi aragonesi, quando quegli stranieri ad altro non studiando che a tesoreggiare, lasciarono senza difesa il regno, e gl’infedeli potevano senza timore sbarcare, avanzarsi ben addentro, e invadere i paesi, il popolo di Santa Suina sia stato assalito inopinatamente dai barbari, e che quelli che furono fortunati di sottrarsi con la fuga abbiano ottenuto ospizio in Morgongiori. Per il diritto di questi si estesero allora i possedimenti e i salti del comune al di là del monte Arci; ma avvenne poi per la troppa distanza e il difficile accesso che i morgongioresi non potessero difendere la loro proprietà dalla invasione degli uomini di Uras che vi entrarono a far narboni, e a pascolarvi i loro armenti. Il disertamento del paese di Santa Suina ponesi contemporaneo a quell’aggressione de’ barbari, nella quale restarono senza abitatori Uras, Turralba ed Arcidano (1527); ma penso che sia di molto anteriore alla invasione che fu patita nel-l’anno indicato nella storia, perchè in quest’epoca non più esisteva popolo in S. Suina. Veramente più d’una volta le maremme arborensi e le regioni vicine patirono gravissime infestazioni da’ saraceni, e poscia da’ corsari africani.

Antichità. Sono nel morgongiorese quattro soli norachi, uno sopra la collina che dicono su bruncu dejs pilonis, non lungi dal paese; l’altro presso alla fontana-maggiore, a mezz’ora di distanza dal paese; il terzo appellasi da Sanctu Miale ad altrettanto tratto dal paese; il quarto è un norache molto più piccolo degli altri.

Ne’ siti che dicono su niu de menga, a tre quarti d’ora dal paese, e su planu de sueddu, a due ore e mezzo sono da osservare due scavamenti che pajon cisterne, ai quali si discende per un certo numero di gradini.

Nel luogo che appellasi su lacu de Meli, a mezz’ora dall’abitato, sono quattro camerette sepolcrali a volta concava, e comunicanti per finestrine, così basse e piccole come sogliono essere le consimili, che spesso avrai letto ricordate in questo Dizionario, dove bisogni entrar carpone, e star incurvato o sulle ginocchia.

Quando si abolì il feudalismo, i morgongioresi con gli altri popoli del dipartimento furono sottratti a molte angherie, principalmente a quella de’ comandamenti per il trasporto delle prestazioni. Per gran tempo gridarono essi all’iniquità di certe esazioni, ma erano obbligati a dare quel che si domandava, o ad essere spogliati delle robe necessarie dagli agenti avarissimi del feudatario. Questi dopo la distruzione di Terralba, Uras ed Arcidano volendo ristabilire quei popoli, comandò a tutto il dipartimento una roadìa per settemila starelli, cioè, che i vassalli ponessero la loro opera, i buoi e gli istromenti per cotanta seminagione: e quando cessò la ragione di tal servigio lo volle, e lo ebbe continuato, potendo bene i baroni quel che volevano, quando il governo spagnuolo non aveva nè volontà nè potenza.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Morgongiori
16/17 Gennaio: Sant'Antonio abate - festa con i tradizionali falò in piazza
15 Maggio: Sant'Isidoro, patrono degli agricoltori - Per l’occasione cavalli e buoi vengono addobbati a festa con caratteristiche “collane”
22 Luglio: Santa Maria Maddalena, festa della Santa patrona -– Riti religiosi e festeggiamenti civili
Agosto: Mostra dell’arazzo e del tappeto - Sagra del Porchetto del Monte Arci - Sagra delle Lorighittas
14/16 Ottobre: Santa Sofia - Il simulacro della santa viene condotto in processione nella chiesetta campestre. A seguire, nel paese i festeggiamenti civili con spettacoli folcloristici e musicali